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| Caravaggio - Davie e Golia |
Ma qui i conti cominciano a non tornare, perché Golia era un semplice soldato filisteo dotato di un fisico e di un'armatura enormi, ma non aveva alcuna velleità di conquistare potere e tanto meno aspirava a diventare un capo, un despota. Dunque, se il professor Montanari ha voluto reppresentare in Golia il "despota" Renzi, il paragone non regge. A voler pensar male, invece, il medesimo professore sembra aver piuttosto inteso rappresentare se stesso in Davide, il giovinetto sicuro dei propri mezzi e impavido che si era offerto di affrontare il gigante Golia dopo che tutti i soldati dell'esercito d'Israele - guidato da Re Saul - avevano prudentemente declinato l'invito. Quella del professor Montanari e dunque un'autostima notevole, senza dubbi o tentennamenti, e perciò rivolta ai più ambiziosi traguardi! Anche magari passando sopra all'amor proprio di tanti altri "soldati" dell'esercito del NO, che si sono più o meno impegnati nella battaglia referendaria ma che Montanari, stando alla lettera del suo sibolismo, non sembra calcolare granché.
Fatta questa doverosa precisazione, il gesto di pubblicare l'immagine di Davide che decapita Golia dimostra la gioia e l'orgoglio del giovane storico dell'arte. Il suo incontenibile entusiasmo per una vittoria da lui ritenuta storica. Peccato che non tutti la pensino così e molti stiano aspettando saggiamente il trascorrere del tempo, che si dimostra sempre galantuomo. E se per avventura lo storico (sia pure dell'arte) Montanari dovesse essere tradito proprio dall'elemento temporale che lui conosce così bene? Il trascorrere degli anni potrebbe, ad esempio, mettere sempre più in evidenza che la vittoria del NO al referendum è stato il maggior "errore politico" degli ultimi 25 anni (assieme forse alla riforma del Titolo V della Costituzione) e che ha già cominciato a provocare parecchi danni sul piano economico-fiunanziaro. E forse via via ne provocherà di sempre più evidenti e maggiori, a danno dell'intero Paese e perciò di tutti gli italiani. In primo luogo a spese dei più deboli, come sempre succede.
Tuttavia sono certo che il professor Montanari non verrà neppure sfiorato da questi, pur legittimi e verosimili, dubbi. La sua concezione della politica l'ha mostrata negli inumerevoli dibattiti televisivi a cui ha partecipato, durante l'aspra battaglia referendaria, e nei quali si è battuto da par suo. Una concezione innanzitutto basata su un moralismo per nulla commisurato a un uomo di grande cultura come lui è. Si tratta di un difetto di visione che colpisce generalmente chi pretende di occuparsi di politica non avendone né l'esperienza né le doti, per cui si finisce per voler applicare alla politica una morale che non è la sua ma quella, tutta diversa, del singolo essere umano. Un po' come quel che è successo all'architetto Paolo Berdini a Roma. E non aggiungo altro.
Lo strano, a mio avviso, è che un navigato esperto di arte come Montanari, abituato
a valutare le minime ombre e le più impercettibili sfumature, abbia poi una visione così "rigida", e addirittura quasi giacobina, della politica. Un visione in bianco e nero ma senza sfumature. In definitiva, dall'alto della mia quasi veneranda età potrei suggerire al professor Montanari di frenare il suo entusiamo per la politica e di occupare il suo tempo, molto più proficuamente, in un mestiere, quello della storia dell'arte, dov'egli già eccelle. In fondo gli è andata già di lusso con il referendum, perché sfidare ancora le insidie della "palude"?
Potrei suggerire, ho detto, ma non ho alcune intenzione di farlo... (Giorgio Mendicini)

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