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mercoledì 15 febbraio 2017

Floris: un "pesciolino rosso" che si trasformò in piranha antirenziano e che oggi simpatizza per Grillo e per il M5S

Giovanni Floris e Matteo Renzi durante la famosa intervista-scontro a Ballarò.

    (di Giorgio Mendicini)  Roma, 15 febbraio 2017 - Fin quando era rimasto alla Rai, a condurre Ballarò, Giovanni Floris aveva evidentemente represso e racchiuso entro limiti accettabili la sua faziosità ideologica. Tenendola in gran parte celata dietro il suo sorriso a volte un po' forzato, da tranquillo "pesciolino rosso". Così, da giornalista brillante e preparato qual è, conduceva la sua trasmissione con modi formalmente equilibrati dal punto di vista partitico, politico e culturale. Tanto è vero che fece assurgere a rango nazionale alcuni personaggi semisconosciuti e apparentemente lontani dalle sue convinzioni partitico-politiche: come nel caso di Renata Polverini, oscura e inquattata sindacalista di destra, la quale ebbe una bella spinta dalla passerella televisiva offertale da Floris, sia per diventare presidente di centro-destra della Regione Lazio, nel 2010, e sia per diventare deputata del Pdl, nel 2013.
       E' rimasta storica, poi, la battuta con cui la grillina d'assalto Roberta Lombardi sbertucciò in diretta streaming Pierluigi Bersani, sbattendogli violentemente sulla faccia smunta e contrita il suo ormai storico "Sembra di essere a Ballarò!". Ma oltre a questi due risultati, ora non mi sovvengono alla mente altri eccezionali traguardi del Ballarò di Floris. A parte il fatto, lo ricordo nitidamente, che alla fine di ogni puntata sentivo un fastidioso vuoto interiore e pensavo tra me: "Ma di sta cavola di trasmissione perché non mi rimane mai dentro un pensiero, una riflessione, un dato politico certo?". All'inzio mi autocolpevolizzai, dicendomi che non era possibile che un giornalista bravo, preparato e brillante come Giovanni Floris non ti lasciasse mai nulla dentro. Ed ero convinto di essere io a non prestare la necessaria attenzione alla trasmissione, da lui così sapientemente contruita. Tanto è vero che, via via, alle successive puntate di Ballarò aguzzavo gli occhi e spremevo le meningi per assorbire al meglio le argomentazioni e le slide di Floris. Niente, non ci crederete ma non mi rimaneva dentro nulla. Allora cominciai a sospettare che quel vuoto non dipendesse da me quanto dalla trasmissione, che spesso degradava più sulle urla e sui violenti battibecchi - che facevano audience - piuttosto che orientarsi ad offrire spunti di riflessione agli spettatori.
    Così le mie visioni di Ballarò divennero più rarefatte, fin quando - lo ricordo come se fosse ora - incappai nella famigerata intervista-scontro con Matteo Renzi, nella quale il solitamente tranquillo Floris si trasformò, inopinatamente e con mia forte sorpresa, in un pesce piranha che azzannava violentemente da tutti i lati l'esterrefatto, in un primo momento, Matteo Renzi. Il quale però seppe rispondere per le rime. Ma qual era l'oggetto di quella furia del Floris-piranha? I presunti tagli al bilancio della Rai, di cui lui evidentemente si sentiva custode. Tagli che oggi - e, come sempre, il tempo dà ragione a Matteo - sono diventati preistoria di fronte ai risultati eccellenti scaturiti dalla nuove modalità di pagamento del canone, che è pure diminuito. Un'altra delle tante promesse mantenute da Renzi e che i suoi avversari, compreso Floris, non vogliono ammettere.
    Ed oggi? Intanto io mi guardo bene dal toccare sul telecomando il pulsante di La7, perchè non voglio mettere continuamente a rischio la  mia cistifellea. E Floris? Oggi il bravo e preparato Floris si trova, forse, a svolgere una parte che è di molto inferiore alle sue notevoli capacità giornalistiche. Ma che ci si vuol fare, così è la vita. E magari si finisce per apparire, a torto o a ragione, una sorta di accondiscendente cerimoniere. Indovinate di chi? (Giorgio Mendicini)