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| Carlo Verdone |
(di Giorgio Mendicini) Roma, 11 febbraio 2017 - Ecco qui di seguito la lettera aperta che mi permetto di indirizzare al bravissimo e simpaticissimo regista e attore, relativa alle vicende della città di Roma, "città eterna", "caput mundi", Capitale d'Italia: "Egregio e stimato Carlo Verdone, se qualche giorno addietro non mi fosse capitato un bizzaro episodio, questa lettera aperta a Lei indirizzata, con ogni probabilità, non avrebbe mai visto la luce. Perciò comincio con il prologo di quanto accaduto. Ci siamo ritrovati in quattro amici al bar sotto casa mia e, parlando delle tristi vicissitudini della Giunta capitolina, ad un certo punto un componente della nostra allegra brigata se ne è uscito con questa frase: "Eh, ma pure quel Carlo Verdone, assieme a tanta gente del cinema, ha le sue responsabilità per la vittoria della Raggi!". Ebbene io, nel sentire una tale affermazione, mi sono voltato quasi di scatto verso colui che aveva parlato e, anche con una certa concitazione, ho cominciato a difenderLa.
"E' vero che Verdone - ho sostenuto - nell'autunno del 2105, se ben ricordo, ebbe a dire qualcosa del tipo 'Marino ha fallito, ora diamo fiducia ai 5 stelle', però non per questo gli si può gettare la croce addosso, senza aver prima riflettuto e dialogato. In fondo lui, pur essendo un grande del cinema, è un cittadino come noi e se anche dalla sua posizione conosce molte personalità politiche, dall'altra parte può benissimo ignorare, come ha dimostrato con le sue scelte errate, gli interiori e complessi meccanismi della politica. In fondo, ho concluso, Verdone si è laureato con una tesi sul cinema ed è perciò comprensibile che dei delicati equilibri e dei concetti-base della scienza politica lui capisca poco o nulla".
E via via mi sono accalorato in questa Sua difesa. Verdone, ho detto agli amici, adora a ragione la nostra città e nella sua ricerca del meglio per Roma ha considerato le novità che potessero sostituire la vecchia e corrotta politica romana e ha valutato le nuove persone da appoggiare alle elezioni per il Campidoglio. "Il suo unico ma fondamentale errore - ho sottolineato agli amici - è stato quello di dimostrare una certa ignoranza delle regole di base della politica, affidandosi a un Movimento, quello del M5S, che rifiuta la democrazia rappresentativa e di conseguenza rifiuta l'autonomia dell'azione politica e istituzionale, ossia l'autonomia dei singoli rappresentanti politici". Ecco, ho proseguito, "sarebbe bastato che Verdone si fosse informato presso un qualsiasi onesto e sincero professore di Scienze Politiche, e avrebbe subito compreso, già molto prima delle votazioni per il Campidoglio, che con le dilettantesche e sconclusionate premesse teoriche elucubrate da Casaleggio padre - una volta di fronte alla concreta realtà dell'amministrare - non solo non si va da nessuna parte, non solo si combinano pasticci a ripetizione ma si rischia di scivolare velocemente verso meccanismi autoritari". Ripeto, ho detto petulante agli amici, non si tratta del valore delle persone o della loro preparazione: sono le premesse teoriche del M5S, elaborate da Casaleggio padre, che portano in ogni caso al disastro.
"Perciò - ho continuato - proprio l'ignoranza dimostrata da Verdone circa il valore insostituibile della democrazia rappresentativa, collaudata ormai da tempo nelle democrazie del mondo, ci dà la prova della sua totale e assoluta buona fede. Speriamo - ho concluso - che una persona intelligente come lui si ravveda il più presto possibile dell'errore, se già non lo ha fatto, anche per il bene di Roma e di tutti i romani. Perché qui non si tratta di stima verso questa o quella persona, di stima verso questa o quella Raggi, di stima verso questa o quella squadra di governo, ma di essere coscienti delle più elementari regole della democrazia rappresentativa. Accantonando quindi dilettantesche e pericolose teorie sul valore assoluto della democrazia diretta, propugnato come un ridicolo dogma dal M5S . La democrazia diretta esiste in tutte le costituzioni ma sempre accanto alla sua sorella maggiore che è quella rappresentativa dei Parlamenti. Accanto, a piccole dosi e in circostanze ben delimitate". Con immutata stima e considerazione, Giorgio Mendicini
