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giovedì 16 febbraio 2017

Ilvo diamanti, il politologo che crede di essere imparziale ma che, sia pure a sua insaputa, non ama Matteo Renzi

 Ilvo Diamanti
         Roma,  16 febbraio 2017 - Quando, dopo la Direzione nazionale del PD di sabato scorso, ho sentito dire a Pierluigi Bersani che si è a un bivio e che occorre sapere se c'è il Pd e il PdR, "il Partito di Renzi", ho provato un moto di insofferenza e di fastidio. Lo stesso moto di fastidio e di insofferenza che mi assale puntualmente, ogni volta, quando leggo le pregevoli analisi di Ilvo Diamanti su "La Repubblica", nelle quali l'illustre politologo ripete fino alla nausea questa formuletta del PdR che, diciamolo chiaramente, non suona certo benevola nei confronti di Matteo Renzi. E' stato infatti l'eminente sociologo, politologo, saggista nonchè sondaggista a ripetere ossessivamente, in ogni suo articolo, la formula "non è più Pd ma il PdR, il Partito di Renzi", come a voler sottolineare un deterioramento e una decadenza del Partito Democratico rispetto a un suo non meglio identificato passato, più o meno glorioso. Ed è sempre Diamanti ad infilare l'espressione "non è più Pd ma PdR" in ogni suo scritto, come il prezzemolo, anche quando il contesto non richiederebbe una tale pignolesca puntualizzazione.
      Ciò ha messo da tempo le mie antenne in allarme, anche se sulle prime - devo essere sincero - avevo creduto che Diamanti, nella sua proclamata imparzialità scientifica, usasse questa formula per spiegare e caratterizzare meglio la situazione del Pd. Ma dopo aver visto tale formuletta ripetuta in decine di articoli, con ostinata pervicacia, ho cominciato a coltivare dentro di me qualche dubbio e mi sono chiesto: "Ma 'sto Diamanti c'è o ci fa?". Così ho preso a seguire in maniera puntuale e pignola ogni sospiro del Nostro e, rovistando fra le più eteree sfumature dei suoi scritti, mi sono fatto alla fine la convinzione che il professor Diamanti non è propriamente un estimatore di Matteo Renzi, o quanto meno non è un estimatore delle sue politiche. Solo che, nella sua posizione, non può renderlo troppo esplicito, pena il decadere della sua credibilità come osservatore imparziale dei fatti poltici del nostro Paese.
     Ed ecco cosa diceva il nostro professore il 5 dicembre scorso, giorno successivo alla sconfitta referendaria, in una diretta streaming di repubblica.it con Massimo Gannini e con Lucia Annunziata. Quest'ultima, sfoggiando il suo miglior ghigno (ironico?) della festa, esordì come meglio non poteva, affermando che "ormai Renzi può guidare solo il partito della Leopolda". A questo punto Massimo Giannini, con espressione melliflua e sempre in diretta, ripropose ad Ilvo Diamanti l'alto concetto appena espresso dall'Annunziata. Il prof era in collegamento e, sia pure tra qualche inciampo linguistico, sottoscrisse quanto detto dall'Annunziata. E poi ebbe a precisare:"E' da tempo che lo chiamo il Partito di Renzi ma dopo il risultato di questo referendum è ancora più chiaro che il Pd non c'è più ed è diventato il suo partito, il Partito di Renzi. Ripeto, Renzi lo aveva già personalizzato prima ma questo referendum ha trasformato profondamente la natura stessa del Pd."
       Un magnifico "assist" alla minoranza del Pd. Tanto è vero che Pierluigi Bersani (il quale aveva tenuto in serbo questo concetto per rilanciarlo in un'occasione importante) ha potuto, dopo la Direzione di sabato, tirarlo fuori dal frigo e lanciare la sua sfida epocale: "Ma è il Pd o il PdR? Così la scissione c'è già!". (Giorgio Mendicini)