(di Giorgio Mendicini) Roma, 3 gennaio 2017 - Le analisi sulle più importanti elezioni
avvenute durante il 2016 nelle società occidentali (Brexit,
presidenziali USA, referendum vari in Europa) fanno riferimento ai danni
e agli sconvolgimenti sociali provocati dalla globalizzazione, per spiegare i clamorosi risultati anti-establishment e anti-élite. Che mi risulti, però, nessuno
ha ancora introdotto nel dibattito pubblico un'analisi organica sul
come siano oggi evolute (o degradate?) le aspettative e la psicologia
degli elettori a livello individuale. Campo interessante e
apparentemente inesplorato, che però potrebbe illuminarci su molte cause
di certi mutati atteggiamenti e di certe scelte sorprendenti.
La mia tesi è che se, nell'Occidente, la globalizzazione ha fatto sentire i suoi deleteri effetti a livello economico-sociale, altrettanto di potrebbe dire dei "nuovi vizi" che hanno prodotto enormi guasti a livello dei singoli individui, e nelle loro scelte di voto. Di questi ultimi però nessuno sembra preoccuparsi, almeno nel dibattito pubblico. Parlo innanzituto del consumismo e del suo approdo obbligato, il nihilismo, per cui, secondo il filosofo Umberto Galimberti ("I vizi capitali e i nuovi vizi", Feltrinelli Super UE, Milano, 2003) si introducono nella personalità e nei comportamenti degli esseri umani nuovi effetti e distorsioni: 1) il principio della distruzione; 2) l'inconsistenza delle cose; 3) il dissolvimento della durata temporale; 4) la crisi dell'identità personale; 5) l'evanescenza della libertà; 6) la politica come consumo.
Non è questo il luogo per approfondire un'analisi così complessa ma non è inutile, invece, accennare ad un altro "nuovo vizio" individuato da Galimberti, e che a mio parere potrebbe avere sempre più influenza sulle scelte di voto degli elettori in Occidente. Si parla del conformismo, ossia di quella condizione per cui, nell'età delle tecnica e dell'economia globale, "lavorare significa in realtà col-laborare all'interno di un apparato, dove le azioni di ciascuno sono già anticipatamente descritte e prescritte dall'organigramma per il buon funzionamento dell'apparato stesso" (U. Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi). Una condizione che, in parte, può spiegare anche l'insoddisfazione di vasti strati di lavoratori e impiegati.
Un altro "nuovo vizio" che, a mio parere, potrebbe influenzare le scelte di un elettore è ciò che Umberto Galimberti definisce sociopatia ossia una sindrome che alla fine dell'Ottocento veniva identificata da molti psichiatri come "follia morale" oppure "imbecillità morale". Oggi potrebbe essere definito un "vizio" perché, a differenza del passato, la sociopatia si è diffusa a macchia d'olio e sembra essere il modo di vivere di molti. Secondo lo scrittore americano Andrew Vachss, con questo modo di vivere l'individuo "segue solo i propri pensieri, procede per la sua strada, avverte solo il proprio dolore". "Sì - prosegue la descrizione di Vachss - non è forse la via giusta per sopravvivere in questo letamaio? Aspetta il tuo momento, abbassa la visiera. Non lasciare che ti leggano il cuore". A parere di Galimberti, comunque, la sociopatia "è piuttosto un'immaturità affettiva che nasconde una puerilità di fondo con conseguente indifferenza alle frustrazioni, incapacità di esprimere sentimenti positivi come simpatia e gratitudine, vita sessuale impersonale e non coinvolgente, apatia morale difficilmente incrinata da sentimenti di rimorso o di colpa, mancanza di responsabilità, falsità e insincerità, condotta antisociale...".
Altro vizio dei nostri tempi che, a mio parere, può influenzare le scelte di un elettore è il diniego, ossia "un modo per mantenere segreta a noi stessi la verità che non abbiamo il coraggio di affrontare". "I mezzi di informazione - dice a questo proposito Umberto Galimberti - che ci fanno conoscere come mai prima era accaduto tutto quel che succede nel mondo, ci hanno messo nella condizione di praticare un nuovo vizio che rischia di passare inosservato perché molto diffuso, senza che la sua diffusione diminuisca di un grammo la sua tragicità. Questo vizio è il diniego, che consiste nel negare, nelle forme più svariate e ipocrite, l'esistenza di ciò che esiste e per giunta si conosce. E' un vizio antico ma i mezzi di informazione lo hanno reso esponenziale". Il diniego è molto subdolo "perché - dice Galimberti - assume forme così camuffate e per giunta così diffuse, al di là di ogni immaginazione, da risultare praticamente irriconoscibile. Basta porre attenzione ad alcune frasi o espressioni comuni quali 'chiudere un occhio', 'distogliere lo sguardo', 'guardare dall'altra parte', 'mettere la testa sotto la sabbia', 'non sollevare la polvere', fare lo struzzo', 'lavare i panni sporchi in casa propria', dire una mezza verità', per renderci conto di quanto le forme di diniego siano diffuse, e quanto devastanti siano gli effetti, nel mondo privato e in quello pubblico, di questo atteggiamento che nega ciò che esiste e che si conosce".
La mia tesi è che se, nell'Occidente, la globalizzazione ha fatto sentire i suoi deleteri effetti a livello economico-sociale, altrettanto di potrebbe dire dei "nuovi vizi" che hanno prodotto enormi guasti a livello dei singoli individui, e nelle loro scelte di voto. Di questi ultimi però nessuno sembra preoccuparsi, almeno nel dibattito pubblico. Parlo innanzituto del consumismo e del suo approdo obbligato, il nihilismo, per cui, secondo il filosofo Umberto Galimberti ("I vizi capitali e i nuovi vizi", Feltrinelli Super UE, Milano, 2003) si introducono nella personalità e nei comportamenti degli esseri umani nuovi effetti e distorsioni: 1) il principio della distruzione; 2) l'inconsistenza delle cose; 3) il dissolvimento della durata temporale; 4) la crisi dell'identità personale; 5) l'evanescenza della libertà; 6) la politica come consumo.
Non è questo il luogo per approfondire un'analisi così complessa ma non è inutile, invece, accennare ad un altro "nuovo vizio" individuato da Galimberti, e che a mio parere potrebbe avere sempre più influenza sulle scelte di voto degli elettori in Occidente. Si parla del conformismo, ossia di quella condizione per cui, nell'età delle tecnica e dell'economia globale, "lavorare significa in realtà col-laborare all'interno di un apparato, dove le azioni di ciascuno sono già anticipatamente descritte e prescritte dall'organigramma per il buon funzionamento dell'apparato stesso" (U. Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi). Una condizione che, in parte, può spiegare anche l'insoddisfazione di vasti strati di lavoratori e impiegati.
Un altro "nuovo vizio" che, a mio parere, potrebbe influenzare le scelte di un elettore è ciò che Umberto Galimberti definisce sociopatia ossia una sindrome che alla fine dell'Ottocento veniva identificata da molti psichiatri come "follia morale" oppure "imbecillità morale". Oggi potrebbe essere definito un "vizio" perché, a differenza del passato, la sociopatia si è diffusa a macchia d'olio e sembra essere il modo di vivere di molti. Secondo lo scrittore americano Andrew Vachss, con questo modo di vivere l'individuo "segue solo i propri pensieri, procede per la sua strada, avverte solo il proprio dolore". "Sì - prosegue la descrizione di Vachss - non è forse la via giusta per sopravvivere in questo letamaio? Aspetta il tuo momento, abbassa la visiera. Non lasciare che ti leggano il cuore". A parere di Galimberti, comunque, la sociopatia "è piuttosto un'immaturità affettiva che nasconde una puerilità di fondo con conseguente indifferenza alle frustrazioni, incapacità di esprimere sentimenti positivi come simpatia e gratitudine, vita sessuale impersonale e non coinvolgente, apatia morale difficilmente incrinata da sentimenti di rimorso o di colpa, mancanza di responsabilità, falsità e insincerità, condotta antisociale...".
Altro vizio dei nostri tempi che, a mio parere, può influenzare le scelte di un elettore è il diniego, ossia "un modo per mantenere segreta a noi stessi la verità che non abbiamo il coraggio di affrontare". "I mezzi di informazione - dice a questo proposito Umberto Galimberti - che ci fanno conoscere come mai prima era accaduto tutto quel che succede nel mondo, ci hanno messo nella condizione di praticare un nuovo vizio che rischia di passare inosservato perché molto diffuso, senza che la sua diffusione diminuisca di un grammo la sua tragicità. Questo vizio è il diniego, che consiste nel negare, nelle forme più svariate e ipocrite, l'esistenza di ciò che esiste e per giunta si conosce. E' un vizio antico ma i mezzi di informazione lo hanno reso esponenziale". Il diniego è molto subdolo "perché - dice Galimberti - assume forme così camuffate e per giunta così diffuse, al di là di ogni immaginazione, da risultare praticamente irriconoscibile. Basta porre attenzione ad alcune frasi o espressioni comuni quali 'chiudere un occhio', 'distogliere lo sguardo', 'guardare dall'altra parte', 'mettere la testa sotto la sabbia', 'non sollevare la polvere', fare lo struzzo', 'lavare i panni sporchi in casa propria', dire una mezza verità', per renderci conto di quanto le forme di diniego siano diffuse, e quanto devastanti siano gli effetti, nel mondo privato e in quello pubblico, di questo atteggiamento che nega ciò che esiste e che si conosce".
